U. Thurman, il giovane Holden e l’amore impossibile di Ceremony

L’amore vero esiste. O forse no. Anzi, potrebbe essere tutto un grosso inganno, di quelli ben orchestrati, che sembrano funzionare perfino quando, alla fine, il destino pare crollare inesorabilmente. Mettetevi per un attimo nei panni di un empatico sognatore, romantico e illuso, una sorta di giovane Holden fuori tempo massimo che un giorno si vede recapitare a casa un biglietto con scritto: «Non cercarmi più. Tra una settimana mi sposo». Bene, come la prendereste? Lottereste fino alla fine oppure lascereste andare quello che, almeno nell’immediato presente, credete sia l’amore più grande che possa esistere? Una domanda che gira e rigira nel bello, inedito, sottovalutato, invisibile Ceremony.

Titolo indie datato 2010, presentato addirittura a Toronto ai tempi e diretto con bravura da Max Winkler – figlio di Henry Winkler alias Fonzie di Happy Days – recentemente tornato dietro la macchina da presa dopo diverse regie nelle serie con Flower, altro interessante titolo indipendente. Fortemente consigliato da Hot Corn, Ceremony ha per protagonista Sam Davis – Michael Angarano, bravissimo e sempre sottoutilizzato – newyorkese un pizzico egocentrico ma dall’innata fantasia, che si guadagna da vivere – o almeno ci prova – con libri e storie per bambini.

Con il suo completo a coste rosso-bordeaux, l’espressione spiegazzata e l’aria da tenero immaturo, il personaggio di Angarano colpisce subito, praticamente un Holden 2.0: tenace, innamorato, idealista, bugiardo, disperato. Rappresenta l’amore nella sua essenza, quella cieca e soggettiva, che sbraccia, non si accorge dell’evidenza, crede nella favole, nella possibilità che la vita (vera) possa andare secondo i piani. Prima o poi. Potrebbe bastare? Certo che no, perché l’amore distruttivo, pur essendo (forse) il più bello di tutti, porta crudelmente alla disfatta. Con una calda fotografia (William Rexer), una colonna sonora da mettere tra le playlist preferite (Pete Townshend, Ezra Koening che rilegge Papa Hobo di Paul Simon!, Eric Burdon e i suoi Animals, Ringo Starr) e una storia intima in cui è facile specchiarsi e rivedersi, Ceremony unisce speranza e rassegnazione, commedia e dramma, declinazioni sentimentali e personali, resilienza all’amore e brutale verità, combattuta fino alla fine, in un’estenuante battaglia. Vinta? Come sempre, dipende dalle prospettive. Un film piccolo, necessario, delizioso.

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