La regione vinicola italiana più famosa nel mondo? La Toscana!

Il suo vitigno principe è il sangiovese che, pur con una diversità di cloni, è alla base del Chianti, del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano. La sua anima internazionale si rispecchia nei Supertuscan. Mentre tra i bianchi spicca la storicissima Vernaccia di San Gimignano.

 

 

È la Toscana: una delle regioni vinicole più celebri al mondo, e la più apprezzata a livello mondiale tra quelle italiane. Non è solo questione di qualità del prodotto. Ma anche di un territorio che come pochi altri si presta alla pratica dell’enoturismo. Magari per scoprire qualche denominazione meno conosciuta… ma non meno interessante, e piacevole al palato.

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Montepulciano, dove nasce il Nobile.

Se il Brunello è il re dei vini toscani, il cui scettro è messo solo in dubbio dall’ascesa dei Supertuscan, c’è un vino che può vantare una storia ancora più antica. È il Nobile di Montepulciano. Siamo sempre in provincia di Siena. Ed è sempre il sangiovese il vitigno base. La storia del Montepulciano si lega indissolubilmente a questa cittadina che diede i natali al poeta e umanista Poliziano, poeta di corte sotto Lorenzo de’ Medici.

Allora, dopo aver visitato vigne e colline, ammirata la bella chiesa di San Biagio, e preso un caffè in uno dei caffè storici del borgo, merita assaggiare questo vino dall’eleganza innata, strutturato e complesso, ricco di sfumature. Attenzione all’anno: l’ultima annata in commercio è la 2015.

 

La strana storia del Carmignano.

C’è un vino toscano che ha nel suo DNA l’uso di vitigni internazionali, proprio come i Supertuscan, ma a differenza di questi lo ha da tempo immemore. È il rosso prodotto nel territorio di Carmignano, in provincia di Prato. La presenza del cabernet nel suo “corpo” è attestata infatti da oltre cinque secoli.

Si narra infatti che le prime viti di cabernet siano state piantate su queste colline ai tempi di Caterina de’ Medici, proprio per suo volere. Ancora oggi i contadini chiamano in dialetto quest’uva “uva francesca”, una storpiatura che sembra attestare la provenienza d’Oltralpe.

 

 

Viaggio nel Chianti Classico.

Il vino più popolare in Toscana? Il Chianti! Il suo classico fiasco impagliato non manca mai nelle osterie regionali, mentre le più eleganti bottiglie bordolesi custodiscono i Chianti di pregio e le Riserve. Per addentrarsi in questo vino bisogna prendere la MINI e percorrere le strade del Chianti Classico, in provincia di Firenze.

Partendo da Greve in Chianti, considerata la sua porta d’ingresso. Al centro della sua curiosa piazza triangolare si erge la statua di Giovanni da Verrazzano, l’esploratore che scoprì la Baia di New York. Tra enoteche, macellerie gourmet e trattorie, impossibile non rimanere stregati dall’animo sincero del Chianti: un vino da compagnia, che non perde mai una sottile vena di rusticità, e che profuma di campagna toscana come nessun altro.

 

Vernaccia di San Gimignano, il bianco che sa invecchiare.

La Toscana è famosa per i suoi rossi, ma ha anche un grande bianco. È la Vernaccia di San Gimignano, la cui Doc (Denominazione di Origine Controllata) risale al 1966, prima Doc assegnata a un vino italiano.

Se da giovane si presenta fruttata e floreale, con gli anni sviluppa piacevolissimi sentori minerali di pietra focaia. Se poi lo si assaggia all’ombra di una delle torri di San Gimignano – sono ben 72: praticamente era la New York del Medioevo – sarà ancora più piacevole. Un consiglio? Sedetevi in un wine bar, con un bicchiere di Vernaccia e una fetta di pecorino locale. L’abbinamento è perfetto.

 

Il passito dell’Elba.

Pochi prendono un traghetto per l’Isola d’Elba per i suoi vini. Eppure qui si produce un grande passito. È l’Aleatico, vitigno di origine greca, la cui coltivazione sull’isola fu incentivata da Napoleone Bonaparte in persona. Piccolissime quantità e una produzione artigianale complessa – che prevede uve surmature appassite sui graticci – lo rendono una rarità ricercata e nobile.

È perfetto in abbinamento ad un buon cioccolato, o con pasticceria secca, ma per carpirne ogni sua essenza va degustato in solitudine, come ogni vino da meditazione che si rispetti.
Se poi lo si fa con una spiaggia dell’Elba all’orizzonte, l’estasi è assicurata!