5 segreti della blockchain.

 

Fortunato o preveggente? A chi ha acquistato una manciata di bitcoin tra il 2010 e il 2012, poco importa questa distinzione. Perché sicuramente è felice: un bitcoin a fine 2012 valeva 10 euro, sul finire dello scorso anno è arrivato a sfiorare i 20.000 euro. I calcoli sono presto fatti.

Anche se negli ultimi due mesi se ne è parlato poco, complice un ribasso consistente delle quotazioni, le criptovalute rimarranno uno degli argomenti forti dei prossimi anni. Ancor più fondamentale sarà la tecnologia che genera queste monete virtuali: la blockchain.

 

Blockchain, ovvero l’internet delle transazioni.

Catena di blocchi. Se la traduzione è semplice, la tecnologia è piuttosto complessa. In molti l’hanno definita come l’internet delle transazioni, perché la sua prima caratteristica è di configurarsi come un registro distribuito delle transazioni che rende verificabile ogni movimento.

Ognuna di queste transazioni viene trasformata in una formula matematica a codice binario, e per essere validata deve passare, essere controllata e approvata dai miners, ossia i nodi attivi della rete. Insomma, è una tecnologia democratica che si esprime attraverso una rete informatica in cui i nodi non sono gerarchizzati, ma hanno valore paritario (rete peer to peer).

 

 

Un’origine misteriosa.

Le origini della blockchain sono degne di un film di spionaggio, del migliore James Bond.

Il nome di Satoshi Nakamoto non vi dice nulla? È l’inventore della blockchain. Quello che dalle generalità sembrerebbe una geniale mente giapponese, in realtà è un miliardario australiano (per alcuni) o un pool di inventori (secondo altre fonti). Il mistero è fitto, e mescola avventura, intrighi e tanta, tanta tecnologia.

L’unica certezza è la data d’inizio di tutto questo: il 2009.

 

Gli (infiniti) campi d’applicazione della blockchain.

Se fino ad oggi si è parlato di blockchain soprattutto in relazione alla criptovalute, le possibilità di applicazione sono pressoché infinite. Nei prossimi anni vedremo come questa tecnologia rivoluzionerà il settore bancario, delle assicurazioni, i pagamenti digitali, gli archivi, la pubblica amministrazione, la sanità. Ma anche il retail, l’agrifood, l’industria 4.0, il settore energetico.

Insomma, una rivoluzione a 360°, oggi agli albori.

 

Dalla blockchain alla… Foodchain.

Un esempio di tutto questo arriva proprio dall’Italia, grazie a Marco Vitale, co-fondatore e AD di Foodchain, start-up nata nel 2016, dopo aver preso atto dell’incredibile dato della contraffazione del Made in Italy in ambito alimentare, che raggiunge i 65 miliardi di euro l’anno.

Foodchain sfrutta il sistema della blockchain per creare una filiera completamente tracciabile, dove ogni singolo prodotto è identificato con un codice univoco a cui associare qualsiasi genere d’informazione. Dal campo alla tavola, per la sicurezza di tutti.

 

 

Bitcoin, la criptovaluta dal consumo energetico spropositato.

Torniamo alla criptovaluta più famosa, i bitcoin. Da tempo, sono sul banco degli imputati per un eccessivo consumo energetico. Già, perché è stato calcolato che, per effettuare una singola transazione di bitcoin, è necessaria una quantità di energia elettrica pari al consumo mensile di una casa, mentre per l’estrazione dei bitcoin, oggi, si consuma in termini energetici più di una nazione delle dimensioni dell’Irlanda.

Mica poco, eh?