Guida al brindisi di Capodanno.

Non esiste Capodanno senza il consueto brindisi della mezzanotte. I calici levati in alto, il cin cin d’ordinanza, la bottiglia di spumante messa in frigo a cui si tira il collo con un festoso botto (che tiene lontani, secondo tradizione, gli spiriti maligni). Brindare è un gesto di festa e di liberazione, che ci accompagna con un sorriso nell’anno nuovo. Scopriamo qualcosa di più su questa usanza.

 

Chi brinda per primo (e chi per ultimo).

I primi a brindare per l’inizio dell’anno nuovo – quando in Italia saranno ancora le 12 del 31 dicembre – saranno gli abitanti dell’isola di Kiribati, un atollo sperduto nei mari del Pacifico, in Oceania. L’ultimo brindisi, invece, avverrà sulle isole Hawaii, 24 ore dopo. Nel mezzo, festeggeranno Tokyo (ore 16 italiane), Pechino (ore 17), Mosca (ore 23), Buenos Aires (ore 4), New York (ore 6) e Los Angeles (ore 10).

 

 

Il brindisi più antico.

Il rito del brindisi per celebrare un momento importante si perde nella notte dei tempi. Affreschi e bassorilievi risalenti ai tempi degli Assiri e dei Babilonesi, infatti, riproducono principi e consorti intenti a levare in alto i calici, nel gesto inconfondibile del brindisi. Stiamo dunque parlando di un’epoca storica che va dal III al II millennio avanti Cristo. Il convivio è centrale anche nella cultura greca e romana, quando il simposio assume un valore di nutrimento fisico e spirituale.

 

Il brindisi più partecipato.

C’è un guinness dei primati per tutto. Anche per il brindisi più partecipato, che si è svolto il 14 marzo 2015 in Giappone, a Nigaata. In quell’occasione, 1.162 coppie brindarono con la più tradizionale delle bevande giapponesi, il sakè. L’anno dopo a Gemona, in Friuli, provarono a battere il record, ma purtroppo, anche causa maltempo, le coppie partecipanti si fermarono a 800.

 

 

Cin cin o prosit?

Se brindisi è una parola di origine spagnola, mutuata a sua volta dalla formula tedesca “bring dir’s“ (che vuol dire “lo porto a te”), in Italia abbiamo l’usanza di accompagnare il gesto pronunciando il consueto cin cin. Questa formula ha origini cinesi. “Ch’ing ch’ing” infatti significa “prego, prego”.

 

Furono i marinai della Marina Britannica a portare questa usanza nella vecchia Europa. Altro saluto, oggi meno usuale, è il latino Prosit!, terza persona singolare del congiuntivo presente del  verbo latino prodesse, “giovare”. In ogni caso, limitiamoci a pronunciare la formula del brindisi, alzando in alto i calici, senza farli tintinnare l’uno con l’altro: il galateo, infatti, sconsiglia questa pratica.

 

Brindisi di Capodanno: cosa bere.

Il brindisi di Capodanno impone bollicine. Va bene sia un nobile Champagne, sia un ottimo spumante metodo classico italiano (per esempio Franciacorta o Trentodoc) o ancora un più popolare Prosecco. L’importante è che il vino sia ben freddo e che l’apertura della bottiglia sia accompagnata dal consueto botto (solo a capodanno però: negli altri 364 giorni dell’anno va evitato).

 

 

Il resto del mondo conosce diverse usanze. Ad esempio in Giappone si brinda con il sakè, mentre in Germania si beve la tradizionale Feuerzangenbowle, ovvero una “bevanda della fraternità” servita in una scodella piena di vino rosso speziato con cannella, chiodi di garofano e bucce d’arancia.

 

Buon Capodanno a tutti!