È la matematica, bellezza.

Non ci sono mezze misure. La matematica è questione di amore o odio. Chi la ama, anche a distanza di anni, ricorda con piacere molte delle nozioni apprese sui banchi di scuola. Al contrario, i suoi detrattori hanno finito ben presto con il dimenticare tutto. Almeno fino a quando qualche figlio in età scolare non ha costretto ad un ripasso forzato. Ma al di là della sua funzione, la matematica ha una bellezza intrinseca, che sconfina l’universo dei numeri e simboli per abbracciare un piano estetico di bellezza. Espressa in formule.

π, ovvero il pi greco.

Non è una formula, ma una costante matematica. La lettera greca π, iniziale della parola perifereia (circonferenza), in geometria piana rappresenta il rapporto tra la lunghezza della circonferenza e quella del suo diametro. Un numero infinito, di cui tutti ricordano i primi due decimali.

 

 

E gli altri? Per dovere di cronaca (e amor di matematica) riportiamo qui i primi 100. Da studiare a memoria, come una poesia:

3,14159 26535 89793 23846 26433 83279 50288 41971 69399 37510 58209 74944 59230 78164 06286 20899 86280 34825 34211 70679.

 

a² + b² = c²

Per gli studenti di terza media, interpretare questa formula è un gioco da ragazzi. “In un qualsiasi triangolo rettangolo il quadrato costruito sull’ipotenusa è uguale alla somma dei quadrati costruiti sui cateti”. Naturalmente è il celeberrimo teorema di Pitagora, che il matematico fissò nel 570 avanti Cristo.

 

 

Bellissimo, come tutte le cose essenziali.

E + 1= 0

Per i matematici questa formula è più bella della Venere di Botticelli, è più elegante di una diva in passerella, è più affascinante di un tramonto su un’isola deserta. Perché mette in relazione cinque simboli fondamentali di questa scienza.

 

È la formula matematica di Eulero, resa celebre dall’omonimo matematico nel 1748.
e è la base dei logaritmi naturali, i l’unità immaginaria, π ovviamente il pi greco, e l’insieme emana un’eleganza irresistibile. Ma a chi preferisce altre bellezze, ad esempio il profilo di una MINI, non possiamo dargli torto.

E=mc2

È l’equazione più famosa e ripetuta al mondo, frutto degli studi di Einstein e alla base della teoria della relatività. E indica l’energia contenuta o emessa da un corpo, m la sua massa, c la costante velocità della luce nel vuoto. Quelle che fino allora erano due realtà fisiche distanti – massa ed energia – per Einstein sono due facce della stessa medaglia.

 

 

Un vero colpo di genio.

 

F = G (m1m2/r2)

Quante volte avremmo voluto abolire questa legge fisica per librarci nel cielo, o per sentirci un poco più leggeri, almeno per un momento? Perché questa è la legge di gravitazione universale, e afferma che nell’Universo due corpi si attraggono in modo direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale alla loro distanza elevata al quadrato.

 

Una legge a cui Isaac Newton arrivò nel 1687 per induzione, dopo innumerevoli osservazioni empiriche. Come la famosa mela che cadendo dall’albero colpì in testa lo scienziato addormentato…