Galateo. Le regole più assurde a tavola.

Sarà che ce lo insegnano fin da piccoli. Non parlare con la bocca piena. Non mettere i gomiti sul tavolo. Non mangiare con le mani. Non alzarti da tavola finché tutti non hanno finito.

Non, non, non, non.

Regole che ci rimangono impresse, che abbiamo sentito ripetere fino alla nausea e che, come un imprinting, segnano il nostro modo di stare a tavola. Ogni paese ha il suo background culturale, che comporta usi e abitudini differenti. Vediamo una piccola carrellata di best practices da tenere a mente quando giriamo per il mondo.

 

Ogni fuso orario ha il suo bon ton.

Non lasciare il cibo nel piatto. È maleducazione!

Quante volte abbiamo sentito questa frase? In Cina, al contrario, è buona educazione, perché farà capire al cuoco che le dosi erano abbondanti. E nei paesi mediorientali, mai mangiare con la mano sinistra. È un atto impuro, e questo vale anche per l’India.

In Portogallo, evitiamo accuratamente di chiedere il sale per condire una pietanza. Il cuoco potrebbe offendersi (e non ha tutti i torti…). In diversi paesi, come Polonia, Ucraina, Afghanistan, quando cade un pezzo di pane a terra, dopo averlo raccolto, bisogna baciarlo e sollevarlo davanti alla fronte. Il pane è sacro e bisogna rispettarlo.

In Etiopia il cibo è comunitario. Si mangia da un unico piatto, al centro della tavola, e addirittura in alcune zone è praticata la gursha, tradizione per cui ogni persona imbocca quella più vicina.

 

 

In Sud America, invece, prima di iniziare a mangiare, in tanti praticano il rituale della ch’alla: pronunciando la frase Para Pachamama versano gocce delle loro bevande a terra in onore di Pachamama, la dea andina della fertilità.

 

Cibi vietati.

Che carne suina e alcolici siano vietati nei paesi musulmani è cosa risaputa. Molti altri sono i cibi che, per alcune comunità, è disdicevole consumare. La cucina kosher, oltre al maiale, vieta il coquillage, la carne equina e impone anche di non mescolare nello stesso pranzo carne e latte.

 

 

La carne di cavallo – di cui l’Italia, assieme alla Francia, è principale consumatrice – non è presente sulla tavola di quasi tutti i paesi anglosassoni. Addirittura in alcuni stati degli Usa, come California e Illinois, è vietata per legge.

Da una carne all’altra. Il pollo? Mai darlo ad un bambino giamaicano che non ha ancora cominciato a parlare. Credenza vuole che potrebbe non parlare mai. Nel paese del reggae è anche vietato dare le uova ai bambini, perché potrebbero trasformarli in ladri.
Altri divieti? Il latte di cocco in Nigeria, il ghiaccio nella vodka in Russia (che offesa alla bevanda nazionale!), l’haggis (insaccato di pecora) negli Usa. Anche in Italia abbiamo cibi proibiti. Per motivi “ecologici”, no a datteri di mare e carne di delfino, ma è vietato anche consumare insetti (mentre in altri paesi è prassi quotidiana), cani e gatti.

 

Il brindisi è una cosa seria.

Champagne, per brindare a un incontro…” cantava Peppino Di Capri. Ma attenzione a non rovinarlo con comportamenti disdicevoli.

 

 

In Italia il cerimoniale è chiaro. Guardarsi negli occhi è atto elegante. Esclamare cin cin ad alta voce, invece, è sconsigliato dal galateo.
In Georgia, se veniamo invitati a brindare, non portiamo birra. Viene usata soltanto per augurare sfortuna a qualcuno. In Ungheria evitano accuratamente di far tintinnare i bicchieri. Questione storica, perché tradizione vuole che i soldati austriaci festeggiarono la sconfitta della rivoluzione ungherese del 1848 proprio con un tintinnar di calici. In Corea del Sud, è scortese rifiutare un invito a bere.

Occhio però: mai versarsi da bere da soli. Deve essere qualcun altro a farlo per noi.

 

Forchette, coltelli, bacchette…

In Thailandia il riso si mangia sempre con il cucchiaio, mai con bacchette o forchetta, mentre in Cile è da maleducati mangiare il cibo con le mani. Anche se si tratta di un innocente piatto di patatine fritte.

Il protocollo di Buckingham Palace impone di mangiare la banana con forchetta e coltello. Al prossimo invito della Regina, non facciamo brutte figure, mi raccomando.

E le bacchette? Non puntiamole mai in direzione di altri commensali, né utilizziamole per sorvolare i diversi piatti da portata. Se non ci sono i reggi bacchette, vanno appoggiate al piatto in posizione orizzontale. Attenzione a non incrociarle, perché porta sfortuna, e a non infilarle verticalmente nella ciotola di riso, perché questo gesto richiama l’usanza di posizionare una ciotola di riso vicino alla bara del caro estinto.

 

 

Il cibo? Buono!

Lodare il cuoco, al termine di un buon pranzo, è atto dovuto. Ma c’è chi non si limita a questo. Gli inuit, per esempio, emettono flatulenze per dimostrare il loro gradimento, mentre tra i cinesi, per dimostrare apprezzamento, è sdoganato il “rutto libero” di fantozziana memoria.

 

 

I compostissimi giapponesi, invece, mangiano con una certa rumorosità pasta e zuppe, quando queste sono degne dei loro palati.