5 formaggi italiani da non perdere.

Se c’è un alimento che non manca (quasi) mai nei frigoriferi italiani questo è il formaggio.

Con circa 50 marchi tra DOP e IGP, e oltre 500 tonnellate di produzione di qualità annua, il nostro paese non ha avversari nel settore. Tra le tantissime qualità disponibili, ce ne sono alcune non così note, che però vale la pena di assaggiare almeno una volta. Sono spesso prodotti di tradizione antichissima, in alcuni casi ricette abbandonate e successivamente recuperate. Chi ama i latticini troverà formaggio per i propri denti.

 

Caciocavallo podolico.

Detto il “Grana Padano del Sud”, il caciocavallo è uno dei formaggi più antichi e pregiati del nostro Mezzogiorno. Il nome deriva del fatto che veniva fatto stagionare a coppie legate a una fune “a cavallo” di una trave. Quello prodotto con latte vaccino di razza podolica (originaria della Podolia, in Ucraina) è una rarità che si può trovare in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania Molise e Puglia.

 

 

Montebore.

Questo formaggio di antichissima tradizione, e dalla strana forma a “torta nuziale”, era praticamente scomparso. Prodotto fin dal IX secolo da monaci benedettini, fu l’unico formaggio ammesso al banchetto di nozze tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza, nipote di Ludovico il Moro, nel 1489. Oggi rivive grazie ad alcuni appassionati che hanno trovato e coinvolto l’ultima depositaria della ricetta originale.

 


Formaggio di Fossa.

La particolarità di questa produzione del centro Italia (Romagna, Marche, Umbria, Toscana) è la stagionatura effettuata nelle tipiche “fosse” di roccia o tufo. La conservazione produce una rifermentazione che conferisce al formaggio un aroma tutto particolare. Può essere di latte di pecora al 100% o misto pecora-vaccino.


Annutolo.

Si chiamano annutole le bufale femmine dai 13 mesi alla prima inseminazione. Dal latte di questi esemplari in Campania nasce un formaggio fresco dal sapore inconfondibile e delicato. In alcuni casi la tipica mozzarella può contenere un ripieno aromatizzato – con i pistacchi, per esempio – o di ricotta di bufala.

 


Il formaggio ubriaco.

Prodotto nella provincia di Treviso, le sue radici risalgono alla disfatta di Caporetto. Per non lasciare agli austriaci le scorte di formaggio, i contadini le nascosero coprendole sotto le vinacce, considerate materiale di scarto. Oggi l’ubriacatura per produrre questo formaggio di alta qualità avviene in apposite vasche e può durare dai 10 ai 30 giorni.