5 giovani chef che stanno rivoluzionando la cucina in Italia.

 

Tra di loro ci saranno i futuri Bottura, Cracco, Cannavacciuolo. Ma anche no. Perché la loro identità è già precisa. Non devono ispirarsi a nessuno, se non esprimere le loro potenzialità. Tanto che, ben prima dei 30 anni, hanno ricevuto riconoscimenti importanti, entrando a diritto nelle rotte gourmet del Belpaese.

Dall’altopiano di Asiago all’isola di Salina, la loro visione sta segnando una nuova idea di cucina. Fatta di territorio, informalità e approccio pop. Scopriamo chi sono alcuni degli chef emergenti d’Italia.

 

Alessio Longhini – Stube Gourmet (Asiago – VI).

La Guida Michelin lo ha incoronato lo scorso novembre come “Miglior Giovane dell’Anno”, premiandolo anche con la prima stella. È il veneto Alessio Longhini, classe 1988. Nell’altopiano dove è cresciuto ha trovato lavoro ed è oggi l’executive chef della Stube Gourmet di Asiago.

Allievo di Norbert Niederklofer – nuovo tre stelle Michelin 2018 – mette nei suoi piatti i prodotti tipici del territorio, senza però aver paura di usare ingredienti che guardano al resto del mondo. Come le sue perle di merluzzo in brodo di dashi, coriandolo e zenzero.

 

 

Lorenzo Cogo – El Coq (Vicenza).

Il Veneto è terra di grandi cuochi. Lo conferma Lorenzo Cogo, da diversi anni tra gli chef più celebrati della nouvelle vague italiana. Eppure ha soltanto 32 anni (classe 1986). Diventato famoso a Marano Vicentino con una cucina pop e gourmet allo stesso tempo, nel 2016 ha trasferito il suo El Coq a Vicenza, in piazza dei Signori, di fronte alla Basilica palladiana. La sua è una cucina innovativa, che coniuga sostanza ed esperienza (i nomi dei suoi due menu), dove terra e mare trovano pari dignità.

Un piatto? Petto di vacca Rubia Gallega, ricci di mare, corallo di capasanta, mimolette e porcini.

 

 

Davide Caranchini – Materia (Cernobbio – CO).

Nelle diverse classifiche Forbes dei 30 under 30 – ovvero “30 non ancora trentenni con il desiderio ardente di cambiare il mondo” – ci sono 11 italiani. Due sono chef. Uno di questi è Davide Caranchini, classe 1990, oggi al Ristorante Materia di Cernobbio, sul Lago di Como.

Caranchini ha girato il mondo, fino ad approdare al Noma di René Redzepi, uno di quei ristoranti che ha cambiato la visione della cucina contemporanea. Qui ha sperimentato da vicino l’impiego innovativo di piante spontanee. E infatti a fianco di Materia c’è una serra, che ospita decine e decine di piante selvatiche, molte di tradizione alpina. Nascono così piatti come la tartare di salmerino, kefir, abete e sedano di montagna.

 

 

Floriano Pellegrino – Bros (Lecce).

Il secondo chef incoronato da Forbes è Floriano Pellegrino, che troviamo a Lecce, al ristorante Bros. Anche lui passato da importanti esperienze all’estero (tra cui quella con l’iconico chef spagnolo Martin Barasategui), e poi rientrato a casa per riversare nei suoi piatti tutta l’essenza del Salento. Seguendo i motti “think local, act global” e “l’essenziale è visibile al gusto”, Pellegrino guarda alla campagna con occhio pop-bucolico, per estrarre piatti come indivia, mandorla e bergamotto o quaglia, prugna, fagiolini.

 

 

Martina Caruso – Hotel Signum (Salina – ME).

Bisogna essere bravissimi per ottenere una stella Michelin a 23 anni. Ancor più se si lavora a Salina, nell’incanto delle isole Eolie sì, ma fuori dalle rotte gourmet più battute.

Martina Caruso, classe 1989, ci è riuscita grazie a capacità fuori dal comune. In una location mozzafiato, ha ereditato dal padre la guida ai fornelli dell’Hotel Signum, esprimendo tutta la sua inventiva nel rileggere la Sicilia con uno sguardo contemporaneo e divertente, e col sorriso sempre stampato in volto. Con pesce San Pietro al bbq, ricotta di Vulcano, cetriolo, finocchietto di mare e acqua di capperi di Salina non si può che essere felici.