Addio alla plastica?

 

È stato “il” materiale del XX secolo, apprezzato per le sue caratteristiche uniche: economicità, versatilità, malleabilità. Praticamente indistruttibile. È la plastica.

Negli ultimi anni, però, stanno emergendo gravi problemi legati al suo uso (ed abuso). Perché se un fazzoletto di carta impiega 4 settimane per decomporsi totalmente, e un fiammifero 6 mesi, ci vogliono tra i 100 e i 1000 anni per un sacchetto di plastica (o un accendino dello stesso materiale), mentre una bottiglia di plastica non sarà mai completamente decomposta.

Le materie plastiche sono oggi la più grave causa dell’inquinamento marino (rappresentano l’85% dei rifiuti dispersi nel mare), e sotto forma di micro-plastica sono presenti nell’aria, nell’acqua e nel cibo. Motivi più che validi per fare una riflessione, e cercare di ridurne l’utilizzo, anche spinti dalle nuove norme varate di recente dall’Unione Europea.

 

 

Le regole della UE.

L’Unione Europea ha infatti emanato regole precise, che vietano la commercializzazione di prodotti di plastica realizzati con materiali non eco-sostenibili. L’obiettivo è chiaro: ridurre la produzione e l’uso di prodotti fabbricati con la plastica, aumentando al contempo la raccolta differenziata. Entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie, introducendo sistemi di cauzione-deposito.

 

Addio ai sacchetti di plastica.

 

Una conseguenza di questa nuova sensibilità l’abbiamo vissuta tutti ad inizio anno, quando sono stati eliminati dai negozi i sacchetti di plastica, in favore di quelli biodegradabili. L’introduzione della norma europea ha fatto parecchio discutere nelle prime settimane, con polemiche sui costi per i singoli consumatori. Sono durate poco, per fortuna, anche perché l’aumento annuo per una famiglia è stato calcolato tra i 2 e 3 euro complessivi. Spesi per l’ambiente.

 

Al bando il mono-uso.

Il problema maggiore è rappresentato da tutti quei prodotti in plastica che prevedono un singolo utilizzo prima di essere gettati repentinamente tra i rifiuti.

A cominciare dalle stoviglie di plastica (piatti, bicchieri, posate) così comode in certe occasioni, ma anche fonte elevata di inquinamento. I nostri vicini francesi le hanno messe al bando, ed entro il 2020 scompariranno dagli scaffali dei negozi transalpini.

Altre nazioni stanno seguendo il loro esempio. Al loro posto, si possono usare oggetti realizzati in materiali di origine biologica e compostabile. Costano qualche centesimo in più, ma il pianeta Terra ringrazia sentitamente.

Un altro oggetto che scomparirà nei prossimi anni è la cannuccia. McDonald’s le ha messe al bando, sostituendole con cannucce di carta. Mentre in diversi bar del globo sta prendendo piede una tendenza particolare: sostituirle con dei bucatini (sì, proprio la pasta). Funzionano perfettamente, garantito. Infine, quando e dove è possibile, meglio acquistare prodotti sfusi (detersivi, alimenti, etc) in quei negozi e supermercati che propongono prodotti “alla spina”.

 

 

Sì alla raccolta differenziata.

Eliminare del tutto la plastica è impossibile. L’importante, a casa, è procedere con una scrupolosa raccolta differenziata. Le buone regole prevedono di togliere i tappi dai contenitori, di pressare gli imballaggi per far perdere il volume e di lavare i contenitori per eliminare tracce del contenuto. Per poi ricordarsi di gettare la plastica negli appositi contenitori per la raccolta differenziata. Un gesto di civiltà, che non costa nulla.