“ROBERT E PATTI”

“Cosa determina il bisogno vitale di un artista di esprimersi?”

Francesco Frongia ha chiesto a Emanuele Aldrovandi di scrivere un testo su misura per Ida Marinelli, interrogandosi attorno a questa domanda. È nato “Robert e Patti” (presentato come semplice lettura scenica per quattro repliche nel 2018) e ora proposto in una versione compiuta e definitiva, nella quale Riccardo Buffonini e Loris Fabiani affiancano l’attrice dell’Elfo.
È uno spettacolo ‘rock’ in scena al Teatro dell’Elfo di Milano, i cui personaggi hanno gli stessi nomi di Robert Mapplethorpe e Patti Smith e che ci trasporta in uno scalcinato loft newyorchese, ingombro di scatole, locandine e manifesti, vestiti e parrucche, strumenti e dischi affastellati in modo precario, come in procinto di essere traslocati. Da qui si entra in un’altra dimensione di
spazio e di tempo e, sospinti dalla musica, si approda agli anni Settanta, che fanno da sfondo al percorso di un’artista che non ha conosciuto il successo, ma che non riesce a rinunciare alla sua arte e al ricordo del suo amore. I protagonisti hanno sfiorato le stesse persone, vissuto negli stessi luoghi, ma non sono riusciti a diventare altrettanto famosi. 

Nello spettacolo un agente vende una notorietà surrogata e cerca di convincere Patti (che di cognome fa Johnson) ad esibirsi in club improbabili, imitando Patti Smith. 

La colonna sonora dello spettacolo spazia dai Black Sabbath ai Sonic Youth, gruppo seminale che più di ogni altra band ha segnato lo sviluppo del rock alternativo americano, facendo da culla a grunge, noise-rock e gran parte dell'indierock.

Patti Johnson non è mai esistita, ma esistono molti artisti come lei. “Robert e Patti” è dedicato a tutti quelli che ostinatamente rimangono artisti anche se non diventano famosi. È un viaggio nel mondo della musica alternativa in compagnia degli ultimi sognatori ‘duri e puri’ per cui ‘essere’ è più importante che ‘apparire’. Una lezione di vita, in cui la New York degli anni Settanta si confronta con il mondo di oggi.
 

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