Ricordando Chadwick Boseman...

Il baseball e quella leggenda

Berlino, 1936. Mentre Jesse Owens, a suon di medaglie d’oro, ridicolizza l’idea di razza ariana millantata da Adolf Hitler, c’era chi (involontariamente) diversi anni dopo avrebbe riscritto la storia del baseball. Il suo nome? Mack Robinson, argento proprio durante quelle Olimpiadi, e fratello di Jackie, fuoriclasse assoluto del baseball con la maglia numero 42. Il problema? Che negli anni Quaranta la vita di un giovane di colore non era semplice. Nella Major League militavano 400 giocatori, tutti bianchi e anche nello sport, c’era la segregazione razziale.

Al grande Jackie, oltre alle statue, alle Hall of Fame e sì, anche gli asteroidi dedicati (il 4319 Jackierobinson), Hollywood ha dedicato (tardi) un bel film, 42, diretto dall’abile Brian Helgeland e interpretato dal mai troppo pianto Chadwick Boseman – praticamente all’esordio, ben prima dei fasti Marvel e di Black Panther,– e da un sopraffino Harrison Ford, nel ruolo di Branch Rickey, presidente dei Dodgers, che fece firmare a Robinson un contratto da 600 dollari al mese. Il film, inedito nelle sale e da trovare su CHILI, ruota attorno all’affermazione di Jackie, sia nella Lega che in squadra, lottando con fuori campo e mazze spezzate contro il mondo.

Com’è giusto che sia, in 42, tra le nubi di terra e polvere dopo ogni inning, c’è anche molta epica del racconto, che esalta l’icona e i suoi sogni; proprio quando i sogni, per chi aveva la pelle di un colore diverso, erano più prossimi ad un incubo. Del resto, non è un’eresia accostare Jackie a Rosa Parks o Martin Luther King, per quanto sia stato influente nella battaglia per l’uguaglianza. E, in questo caso il cinema lo incornicia in una pellicola dal sapore retrò, con una messa in scena da classico, in grado di smuovere testa, anima e cuore. Anche se vedere Chadwick Boseman fa malissimo al cuore.

 

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