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Piero Pelù, “Pugili fragili”

Continua la “coda lunga” del post-Sanremo, che porta sul mercato album e uscite degli artisti che si sono avvicendati sul palco dell’Ariston. Non sempre si tratta di dischi d’inediti (spesso parliamo di repackaging o edizioni expanded), ma nel caso di Pelù siamo in presenza di un disco di pezzi realizzati del tutto ex novo.

Con “Pugili fragili” Piero festeggia i quattro decenni di carriera – cumulati con Litfiba e come artista solista – e cerca di mantenersi fedele alla propria essenza musicale di rocker made in Italy, di animale da palcoscenico e provocatore, ma al contempo tentando di cambiare pelle. A dispetto dei suoi 58 anni.

Il mutamento è soprattutto all’insegna dell’avvicinamento a quello che viene spesso definito electro-rock, genere di frontiera che meticcia l’energia del rock e i suoni moderni dell’elettronica e di certa dance. Il tutto grazie al lavoro del producer Luca Chiaravalli, che si è occupato di gestire il processo di realizzazione dell’album.

È quindi un disco che forse farà storcere il naso ai fan più duri e puri di Pelù e dei vecchi Litfiba, ma che mostra un artista ancora capace di evolvere, nonostante una personalità e un personaggio ben definiti nell’immaginario degli ascoltatori.

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