Pedro Pascal e quello strano western spaziale da scoprire...

Prospect

Ma che cos’è un western ambientato nello spazio? Seppur possa sembrare per molti una ipotesi assurda, in realtà è una formula di cui si parla almeno dal 1969, nei tempi in cui il film western tirava e aveva la forza di essere frontiera privilegiata di nuovi canoni. Ecco, oggi vi parliamo del notevole Prospect. Tratto dall’omonimo corto dei due registi esordienti Zeek Earl e Christopher Caldwell, i quali, dopo il successo dei tredici minuti del loro esperimento, sono riusciti a raccogliere un esiguo budget e a costruire una piccola narrazione western ambientata su una non meglio identificata Luna Verde, la frontiera in cui gli avventurieri della working class tentano il colpo della vita seguendo le voci sull’esistenza di nuove miniere di Aurelac, pietre preziosissime estraibili solo grazie alla delicata manualità di alcuni operai specializzati del settore.

Per questo motivo che Cee (Sophie Thatcher) e suo padre (Jay Dupiass) atterrano con la loro navicella sgangherata in una giungla dalla vegetazione rigogliosa, nei cui meandri dovrebbero nascondersi le gemme; i due sono armati di caschi simil-spaziali e tute per poter respirare e sopravvivere in quell’ambiente ostile, di kit per l’estrazione del minerale e di armi da fuoco. Non ci viene detto in che anno ci troviamo, non sappiamo nemmeno che tipo di mondo giri intorno alla vicenda. Quello che sappiamo (e ci basta) è che i protagonisti debbono tirar dritto senza fidarsi di nessuno, recuperare il malloppo e riportare a casa la vita. Ma non è così semplice, soprattutto quando padre e figlia incontreranno Ezra, interpretato da un buon Pedro Pascal che è, certamente, il personaggio più interessante di Prospect.

Dunque, in un ambiente di questo tipo, subentra una dinamica particolare nei rapporti con l’altro (nel senso dello sconosciuto): alla frontiera della Luna Verde – come nella Caifornia delle pepite d’oro del west – l’uomo regredisce ad una condizione pre-sociale, per cui la relazione non può basarsi su sentimenti personali o morali (la fiducia, l’amicizia, il rispetto), né sui principi base della civiltà, ma solo su una gretta e primordiale convenienza reciproca, simile a quella già vista tra il Tuco e il Biondo ne Il buono, il brutto e il cattivo. E allora il viaggio (rigorosamente a piedi) di questo space western, con tutti i suoi imprevisti, diventa racconto di formazione, forse un po’ ottimistico, ma certamente credibile per come pone la questione. Da riscoprire.

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