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Neil Young, “Colorado”

“Colorado”, il trentanovesimo album della discografia del cantautore canadese (da poco cittadino statunitense, peraltro) deve il suo nome al fatto che è stato registrato in undici giorni nell’omonimo stato (a Telluride, per la precisione). Si è trattato di session “alla vecchia”, in cui si è privilegiato l’impatto e l’urgenza, con un approccio praticamente live.

Per “Colorado” Young torna a lavorare con la sua storica band – a mancare è solo la chitarra di Frank Sampedro, sostituita da quella di Nils Lofgren (membro della E Street Band di Bruce Springsteen). 

Il risultato è un disco decisamente su livelli buoni, di quelli che rinnovano la fede in Mr. Young – nonostante gli anni che passano e gli inevitabili cali di ispirazione che si presentano durante le carriere così lunghe.

Inoltre il progetto “Colorado” non si esaurisce con la sola uscita dell’album: è infatti affiancato dalla pubblicazione del docu-film che ne racconta la sua realizzazione intitolato “Mountaintop”. La pellicola vede alla regia Bernard Shakey, l’alias usato da Neil Young quando si cimenta con la cinematografia, già utilizzato in precedenza per altre pellicole: “Journey throught the past” (1973), “Rust never sleeps” (1979), “Human highway” (1982), “Greendale” (2003) e “CSNY/Dèjà vu” (2008).

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