Festival di Sanremo: quando fare flop porta fortuna.

Arrivare ultimi non è sempre una cosa negativa. Al Festival di Sanremo, l’appuntamento per eccellenza con la musica italiana, è successo diverse volte che canzoni e artisti relegati agli ultimi posti della classifica abbiano successivamente avuto grande successo. Viceversa, di alcuni vincitori si fa fatica a ricordare l’esistenza. Tra i primi ci sono nomi di veri big.

Vasco Rossi.

All’inizio degli anni Ottanta la notorietà di Vasco è in crescita ma è ancora un artista “contro”, dall’aria maledetta. Debutta a Sanremo nel 1982 con Vado al massimo e non convince i giudici. Ma l’anno dopo arriva addirittura 25°, cioè penultimo, con Vita spericolata. Il brano, come il cantautore di Zocca, è diventato un cult della musica italiana. Chi non la conosce? Pochi lo sanno, ma ne è stata fatta anche una cover in inglese, My life is mine di Thelma Houston.

Zucchero.

Ha visto il penultimo posto a Sanremo anche un altro artista che un po’ di strada l’ha fatta. Donne di Zucchero arriva al 25° posto nel 1985. Nello stesso momento proprio dal quel motivetto (Donne, du du du) la carriera di Sugar Fornaciari decolla. Nonostante questo anche l’anno dopo (1986) Zucchero è ancora penultimo, questa volta con Canzone triste che a onor del vero non è rimasta scolpita nel cuore degli italiani come altre sue hit.

Lucio Battisti.

Aveva già partecipato a un paio di edizioni del Festival da autore. Poi nel 1969 Lucio Battisti decide di salire sul palco con la canzone Un’avventura, insieme a Wilson Pickett. Risultato, solo nono. Così Battisti, già allergico ai concerti (ha fatto solo due stagioni live, nel ’69 e nel ’70) decide di non tornare più a Sanremo.

Daniele Silvestri.

Il cantautore romano è un protagonista di lungo corso del Festival. Nel 1995, quando è ancora agli esordi, porta la canzone L’uomo col megafono e vince il premio come miglior testo letterario. Nel 1999 porta Aria e vince di nuovo il premio della critica per il miglior testo. Poi nel 2002 porta una canzone che si chiama Salirò, accolta freddamente dalla giuria (14°posto), che però diventa il più grande tormentone della sua carriera.

Mia Martini.

Una performance da pelle d’oca, un testo e una melodia da vero capolavoro. Eppure nel 1989 Almeno tu nell’universo di Mia Martini non colpisce i giudici del Festival, che non le danno più del nono posto. Altri hanno riconosciuto il valore, lo si capisce dal successo che ha avuto dopo. Tantissime le cover di questo brano, da Mina, Elisa, Massimo Ranieri, Fausto Leali, Marco Mengoni e altri.