I drink che berremo nel 2019.

Addio apericene. Addio drink di dubbia qualità. Addio misture dall’eccessivo tenore alcolico. La nuova golden age della miscelazione sta ridisegnando i parametri del settore. Oggi i consumatori preferiscono la qualità alla quantità, amano cocktail belli prima che buoni e spesso si cimentano in ricercate esecuzioni casalinghe.

In occasione dell’ultima edizione della Diageo Reserve World Class, tra le principali gare internazionali di bartending – vinta dall’italiano Orlando Marzo, in forze al Lûmé di Melbourneun pool di esperti ha disegnato il futuro prossimo dei drink.

 

I giovani preferiscono i mocktail.

Le statistiche sono lampanti: il 46% di coloro che hanno meno di 35 anni ordinano un mocktail (ossia un cocktail analcolico), mentre tra gli over 35 la percentuale scende al 16%. Nel 2019, e negli anni a venire, assisteremo a un’impennata dei cocktail low alcool. Nel frattempo stanno nascendo distillati analcolici, molto amati anche dai vip.

Il consumatore sta acquisendo una consapevolezza crescente verso i cocktail vissuti come esperienza, complessi e curati come veri e propri piatti di alta cucina, con sempre più persone che vogliono partecipare, compresi coloro che non bevono alcool – spiega Claire Smith Warner, mente di Seedlip, il primo distillato analcolico al mondo -. Socializzazione è sinonimo di inclusione, non di separazione, e di attenzione al gusto e ai prodotti. L’obiettivo dei barman non è sostituire completamente i cocktail alcolici, ma sperimentare, aggiungendo al loro repertorio nuove varianti low e no alcool”.

 

 

A prova di Instagram.

Il primo giudice di un cocktail? Più che le papille gustative, sono i nostri occhi. O, meglio, i filtri di Instagram. I cocktail saranno sempre più belli e accattivanti, a prova di like. La generazione dei “drinkstagrammers” è realtà, e ha contribuito alla rinascita della miscelazione.

Elliot Clark, uno dei nuovi drinks influencer (www.instagram.com/apartment_bartender), racconta: “I social network stanno democratizzando l’arte della miscelazione, rendendola accessibile a tutti. Per quelli come me, che non sono mai stati dietro al bancone di un bar, sono una finestra su questo incredibile settore e offrono un mezzo creativo per coinvolgere e interagire con la comunità del drink, in piena espansione. Inoltre, i social media offrono anche spunti interessanti ai barman più esperti e navigati, per sfidare se stessi e misurarsi con la propria creatività”.

 

 

Belli, buoni e… sostenibili.

Il tema della sostenibilità sta interessando anche il settore dei bar. Cosa significa questo? Negli ultimi 12 mesi si è assistito ad una nuova sensibilità, che ha posto l’attenzione sull’impiego eccessivo di tovagliolini e, soprattutto, cannucce di plastica. Molti bar hanno eliminato quest’ultime, utilizzando allo stesso scopo altri materiali, ma anche bucatini (sì, proprio la pasta forata). Nel prossimo futuro il tema della sostenibilità coinvolgerà altri aspetti: dall’utilizzo di prodotti a km zero, alla riduzione degli scarti (a partire dalla frutta). Meno rifiuti, per cocktail innovativi ed ecologici.