Il galateo di WhatsApp.

Messaggi vocali che sembrano recite teatrali. Cellulari tintinnanti in un vortice di notifiche. Spunte blu a cui non segue alcuna risposta. Chat lanciate ad orari improbabili della notte.

L’utilizzo massiccio di WhatsApp ci espone ad una continua connessione con il mondo. Comodissimo per intrecciare e mantenere innumerevoli relazioni, il più popolare strumento di chat necessita di buone regole di comportamento – quasi un apposito galateo – per un utilizzo non invadente e rispettoso del prossimo. Ecco la nostra netiquette.

Attenzione all’immagine di profilo.

Le basi, innanzitutto. WhatsApp è uno strumento in cui si mescolano ambiti lavorativi e personali. Scegliamo con cura la nostra pic di profilo, optando per qualcosa di banale ma sobrio, piuttosto che immagini di cui potremmo pentirci in certi ambiti.

Rispondere o non rispondere?

Possiamo decidere di nascondere l’ultimo accesso, ma le spunte blu segnaleranno comunque la lettura del messaggio. Impossibile negare l’evidenza. La scelta di rispondere o meno ad un messaggio sarà del tutto palese. Rispondere è sempre sintomo di eleganza e buone maniere. La non risposta deve avere buone motivazioni: se ad esempio la domanda non è lecita, perché continuare la discussione?

Rispettiamo gli orari.

Alzi la mano chi, prima di dormire, spegne il cellulare. Sarebbe una buona abitudine ma è poco diffusa. Inviare messaggi dopo una certa ora, o prestissimo, se non strettamente necessari, è davvero maleducato. Non è mai piacevole svegliarsi (ma anche interrompere il pasto) per una notifica inappropriata.

Non dimentichiamo l’italiano.

La concisione dei messaggi e la rapidità di digitazione non devono storpiare fino all’orrore la lingua di Dante. Abbreviazioni, punteggiature a caso, forme verbali scorrette, ripetuti errori di scrittura rendono la lettura un vero strazio. E anche la comprensibilità risulta compromessa. Spendiamo qualche secondo in più nella scrittura (e ancor prima nella corretta formulazione della frase), facendo uso di una buona sintesi. Un concetto va espresso con chiarezza, e non frantumato in duecento messaggi. Un ultimo consiglio: EVITIAMO IL TUTTO MAIUSCOLO.

Usiamo l’emoticon con intelligenza.

Molto spesso una emoticon può sostituire frasi più lunghe. Sono simpatiche e utili, dunque utilizziamole. A volte possono anche specificare il giusto tono della conversazione, rendendo i messaggi più chiari. Ad esempio per frasi ironiche che potrebbero non essere comprese. Ma non esageriamo: la sfilza di emoticon è concessa soltanto agli under 18.

Messaggi vocali? Di breve durata e se strettamente necessari.

Il popolo di WhatsApp si divide in due: chi utilizza (e ama) i messaggi vocali, e chi invece li odia. A volte può essere molto comodo utilizzarli, ma andrebbero usati con parsimonia, e comunque la loro durata va ridotta all’essenziale. Ricordiamoci sempre che il messaggio vocale costringe all’ascolto pubblico, spesso in luoghi affollati o lavorativi.


Impariamo a gestire le chat di gruppo.

Le chat di gruppo (troppo) spesso si trasformano in una tempesta di notifiche. Soprattutto se di argomento lavorativo, vanno usate con raziocinio. Aboliti dunque gli off topic, così come le polemiche che non possono essere gestite tramite chat. Ma anche le conversazioni 1 a 1 che non interessano il resto del gruppo. Evitiamo inoltre di rispondere tutti in coro ad un messaggio, se non serve. Rendere scarna la comunicazione è l’unica ancora di salvezza.

Usciamo dal gruppo senza sbattere la porta.

A volte la presenza in un gruppo non è più necessaria, o non più gradita. Abbandonarlo senza un breve commiato, però, è poco cortese: è come uscire dalla porta senza salutare. Basta una breve frase, un saluto anche di circostanza, per non trasgredire il galateo di WhatsApp.