Quanto ne sai su Stanley Kubrick?

A 20 anni dalla sua scomparsa, i film del regista americano sono ancora pietre miliari nella storia del cinema.

Ha attraversato i generi cinematografici imprimendo il suo stile inconfondibile. Ha trasferito nel cinema, e nella produzione dei film, le sue ossessioni e la sua compulsiva cura per i dettagli. Ha inchiodato alle poltrone milioni di spettatori. Venti anni fa, nel marzo del 1999, moriva Stanley Kubrick.

“Se può essere scritto o pensato, può essere filmato” amava dire. La sua cinematografia lo conferma, con pellicole fuori dai generi pur essendo in qualche modo di genere, tra fantascienza e film bellici, thriller e peplum, satira politica e dramma. Mettiamoci alla prova con dieci curiosità a lui legate.

Il primo film, a lungo introvabile.

Con il suo primo film, il venticinquenne Kubrick affronta la tematica della guerra, che più volte ritornerà nel suo lavoro. Probabilmente non è troppo soddisfatto del risultato, perché per molti anni il film rimane irreperibile nei canali di distribuzione, per sua stessa volontà. Ma dal 2012 è disponibile in una versione restaurata. Il suo titolo? Paura e desiderio.

La maledizione degli Oscar.

Kubrick è stato candidato 13 volte agli Oscar, in diverse categorie. Ma ne ha vinto uno soltanto, nel 1969, e nemmeno per la regia o per il miglior film. Si tratta dell’Oscar per i migliori effetti speciali di 2001 Odissea nello spazio. Nel 1997 invece riceve a Venezia il Leone d’oro alla carriera.

La sua grande passione…

Prima di diventare un grande regista, Kubrick si guadagnò da vivere partecipando a gare di scacchi. Una passione mai svanita tanto che si dice (sarà leggenda o realtà?) che un giorno un attore portò sul set una scacchiera. Kubrick fermò le riprese per sfidare – e battere – ogni persona del cast.

… e la sua grande paura.

Kubrick nel 1960 si trasferì a Londra e da allora girò tutti i film in Gran Bretagna. Il motivo? Una sua grande paura: quella dell’aereo.

Femore o tibia?

2001 Odissea nello spazio si apre con la celebre e lunghissima scena delle scimmie e del monolite, che racconta l’evoluzione da animale a uomo. La scena si chiude con il lancio di un osso verso il cielo. È un femore o una tibia? Qui c’è un piccolo errore di montaggio, perché la scimmia protagonista impugna un femore, ma nell’attimo cruciale lancia invece una tibia. Perdoniamo Kubrick per questa svista.

La canzone simbolo di Arancia Meccanica.

A volte le grandi scene nascono da riuscite improvvisazioni. È il caso del celebre balletto di McDowell in Arancia Meccanica. Kubrick chiese all’attore di improvvisarlo canticchiando qualcosa, e lui optò per Singin’ in the rain. Fu talmente convincente che Kubrick comprò immediatamente i diritti della canzone per usarla nel film.

La cura maniacale per i dettagli.

Più che cura, una vera ossessione. A Kubrick infatti spetta il record di maggior numero di riprese per una singola scena. Quale? La celebre sequenza di Shining in cui Jack Nicholson insegue Shelley Duvall con la mazza da baseball è stata ripetuta la bellezza di 127 volte.

All work and no play makes Jack a dull boy.

Sempre in Shining, Jack Nicholson ad un certo punto batte ossessivamente a macchina la stessa frase. Nella versione inglese è il proverbio All work and no play makes Jack a dull boy (letteralmente, tutto lavoro e niente svago rendono Jack un ragazzo noioso). Nella prima versione italiana la frase che compare è un’altra. Quale? Il mattino ha l’oro in bocca (nelle ultime edizioni è stata mantenuta la frase in lingua inglese).

Il sergente Hartman: realtà o fantasia?

Assoluta realtà: l’attore Ronald Lee Ermey era davvero stato un sergente e per convincere Kubrick arrivò sul set e cominciò ad insultare tutto il cast. Questo bastò per ottenere la parte (l’interpretazione conferma la bontà della scelta).

Il film mai realizzato.

Se Eyes Wide Shut, l’ultimo film di Kubrick arrivato in sala, non fu terminato dal regista anche se era in dirittura di arrivo, un intero progetto non ha mai visto la luce, almeno a sua firma. È A.I. Intelligenza Artificiale, arrivato al cinema nella versione scritta e diretta da Steven Spielberg.