John Le Carré: Un passato da spia

E’ tempo di spie, ci ricordano le notizie sui media in queste settimane, e Le Carrè è sempre un’ottima soluzione quando si tratta di celebrarne una sorta di revival…

Questo è un romanzo da lui pubblicato in là negli anni e mette in evidenza una scrittura diventata più ricca con il tempo: intrecciando passato e presente così che ogni personaggio possa raccontare la sua verità, l’autore scrive una storia avvincente come quasi sempre ma, stavolta, anche di straordinario spessore letterario. Il ritorno in scena della spia più famosa della letteratura contemporanea, George Smiley, gli fa sprigionare una raffinata ironia e spargere una dose generosa di ambivalenza morale su un'epoca che non esiste più. 

La trama: Peter Guillam, fedelissimo collega e discepolo di Smiley nei Servizi segreti britannici, è ormai da tempo in pensione. Vive con la sua famiglia nella sua tenuta agricola in Bretagna, proprio là dove riceve all’improvviso una lettera che lo convoca a Londra nel quartier generale dell'Intelligence. Il suo passato durante la Guerra Fredda, a quanto pare, lo ha reso inaspettatamente prezioso in una fase in cui quelle che un tempo erano considerate le più famose operazioni di spionaggio nelle quali erano coinvolti personaggi del calibro di George Smiley, Alec Leamas, Jim Prideaux, e lo stesso Peter Guillam, vengono ora analizzate e investigate da una nuova generazione che non ha alcuna memoria di quegli anni. Anche per questo, oggi, una causa considerata allora giusta per il bene comune viene riconsiderata: si cerca il responsabile di atti commessi molti anni prima in nome di qualcosa che non esiste più, quando venne versato sangue innocente che adesso rivendica un colpevole che deve pagarne il fio. 

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