L’intelligenza artificiale e il confine tra uomo e robot...

Oscar Isaac | Ex Machina 

Ma a cosa serve esattamente il test di Turing? Semplice: serve a capire se una macchina sia o meno in grado di pensare. Se un essere umano, posto di fronte ad un computer, non capirà di stare interagendo con una tecnologia, allora il test potrà dirsi superato. È su questo semplice, quanto in realtà rivoluzionario, procedimento che Alex Garland ha costruito il suo film d’esordio: Ex machina, il titolo che vi consigliamo oggi di rivedere su CHILI. L’elaborazione stratificata di uno sviluppo che segna il sempre più delicato confine tra chi siamo e cosa saranno per noi le macchine domani, nel doppio legame tra creatore e creatura, umano e non umano.

È Ava il nome della macchina protagonista – interpretata da Alicia Vikander – ed è il giardino dell’Eden che l’aspetta appena fuori dalla prigione ultra-moderna in cui è stata assemblata. È lei l’oggetto da prendere in esame eppure, in Ex machina, è il continuo ribaltarsi delle parti che rende l’esperimento – e il film – sempre più intrigante. Partendo dalla riflessione, da anni pregnante, sul diritto o meno di generare la vita anche in esseri inanimati, Ex machina controbilancia la propria visione interrogandosi sul potere, altrettanto morale, di toglierla, passando dalla storia degli dei a quella dei distruttori.

Ma è il paradosso che, tanto nella pellicola di Garland quanto nell’esplorazione della coscienza artificiale, va allestendo un inganno piuttosto ben congegnato. Quell’intenzione di voler infondere lo spirito in un ammasso di fili e ingranaggi per renderlo finalmente autonomo, eppure continuare ad esigere la sua sottomissione e di applicare su esso il massimo controllo. Un’illusione che Ex machina evidenzia ad ogni conversazione con l’automa Ava e nelle diatribe, scientifiche e ideologiche, dei protagonisti, Domnhaal Gleeson e il sempre grande Oscar Isaac.

Ex machina non segna la probabilità dell’arrivo delle I.A., ma ne conferma l’imminente entrata nella realtà, cominciando ad interrogarsi sulle interazioni che eserciteranno le macchine sull’essere umano. Perché è fino al dolore che Alex Garland porta i personaggi, alla compassione per qualcosa di realizzato e destinato, anche ora con la sua mente, a venir spento e nuovamente collaudato. Un film da vedere e su cui riflettere per comprendere un’altra idea di futuro.

Cosa aspetti? Trovi questo e tanto altro in streaming su CHILI!