Il socio e quella volta che Tom Cruise studiava da avvocato

Quanti neolaureati in legge si vorrebbero sentire come Tom Cruise nella prima mezz’ora de Il socio: una donna bellissima al proprio fianco (Jeanne Tripplehorn), una brillante carriera da avvocato dopo gli eccellenti voti ottenuti a Harvard, l’assunzione in uno degli studi legali più lussuosi degli Stati Uniti e un conto in banca soddisfacente. E chissà per quanti neolaureati in legge e praticanti avvocati le restanti due ore de Il socio sono quell’incubo in cui non vorrebbero mai ritrovarsi: scoprire che quello stesso studio legale che ti ricopre di soldi in realtà non è che una copertura di traffici di denaro sporco e riciclaggio.

Il giovane Mitch McDeere (Cruise) verrà presto a conoscenza che due colleghi dello stesso ufficio sono appena stati uccisi: da quel momento, ha inizio il dilemma morale che interessa John Grisham: la scelta del protagonista tra una complicità criminale, che gli può permettere la sopravvivenza, e la collaborazione con l’FBI. Anche a ventisette anni di distanza, il film di Sydney Pollack (un maestro, Corvo rosso non avrai il mio scalpo, I tre giorni del Condor) resta intrattenimento di altissima scuola, un legal thriller tratto da un libro di Grisham del 1991, ambientato a Memphis (e con una gran colonna sonora, firmata Dave Grusin) che si poggia su uno script perfetto e su alcuni dei grandi temi che appartengono al mestiere dell’avvocato: le sottili linee che separano giusto e sbagliato, successo e legalità. Nel 1993 Cruise era diventato ormai adulto, e cominciava ad abbandonare la sua gagliardia da playboy ventenne degli anni Ottanta per esplorare personaggi più controversi e problematici.

Non a caso, i duetti di Cruise con l’ambiguo Gene Hackman sono forse i momenti migliori del film, quelli dove la narrazione lascia respirare di più i caratteri: da una parte, la matricola che si scontra con la sporcizia di un mondo che non s’aspettava; dall’altra, il professionista a fine carriera, che ha assunto quel cinismo necessario per affermarsi, sacrificando correttezza e sentimenti. Il socio non è un capolavoro ma assomiglia a una specie de Il giovane Holden che scopre corruzione e sangue: la fine delle illusioni è la medesima.

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