“I mortali” – Colapesce e Dimartino

Due nuove leve siciliane fondono la loro arte e incrociano le loro carriere per un progetto all’insegna di quel “cantautorato pop”, che è diventato una divisione importante della scena indie italiana: quella musica, insomma, capace di immergere in melodie pop dei testi e dei messaggi profondi e importanti. 

Parliamo di Colapesce e Dimartino, assurti da qualche anno agli onori della cronaca di genere rispettivamente con album come "Un meraviglioso declino" e "Cara maestra abbiamo perso" senza – per ora – arrivare alla grande celebrità di colleghi che li hanno di poco preceduti sulle scene come, ad esempio, TheGiornalisti e Calcutta. 

Anzi, si potrebbe dire che questi due colleghi-amici sono già post-indie se è vero che ne "Il prossimo semestre", brano di apertura del loro album insieme “I Mortali” – sembrano inscenare una parodia riferita proprio al retroterra culturale da dove provengono: "E che faccio, parlo di migranti? Per carità, migranti no" è la frase che sembra volere inchiodare l’intero it pop alle proprie responsabilità, tra cui quella di non sapere trattare temi di spessore. A loro la cosa non fa paura, evidentemente: in "Rosa e Olindo", ad esempio, raccontano la storia dei due celebri coniugi protagonisti della cronaca nera di qualche anno fa finiti sotto accusa nelle indagini sulla famigerata strage di Erba. E musicalmente, come è tipico di molti artisti della loro generazione, i due sono eclettici e sanno passare dai toni urban di "Majorana", prodotta da Mace, all’ode per la loro terra natia in "Luna araba" (che, per non lasciare dubbi, ospita anche la grande siciliana Carmen Consoli). Infine, se ascoltando l’album si ricevesse l’impressione di cogliere una qualche eco di Franco Battiato, non si sbaglierebbe: lo spirito del maestro di Trinacria, in fondo, alleggia sempre sulle creazioni dei suoi giovanissimi conterranei.

Saranno famosi? Non si sa ancora. Ma sono certamente cult.

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