“Homegrown” – Neil Young

A volte tornano ma, a volte, arrivano all’improvviso, quando meno te l’aspetti. Tipo: 45 anni in ritardo. 

E’ il caso di una attesissima da sempre ma oramai insperata pubblicazione di album di Neil Young: è “Homegrown”, inciso tra il 1974 e il 1975 e poi messo da parte dal grande canadese che, all’epoca, non riuscì più a rilavorarlo. L’album era stato quindi dato per definitivamente perduto da media e fans, che erano a conoscenza della sua esistenza in archivio. Invece, quell’opera che l’artista considera un ponte che congiunge il suo capolavoro “Harvest” (1972) a “Comes a Time” (1978), è finalmente arrivata, servita al pubblico dopo due prelibati antipasti offerti in forma di singoli – si tratta di “Try” e “Vacancy”, pubblicati nelle scorse due settimane. 

“Homegrown” era stato praticamente ribattezzato l’album “perduto” di Neil Young ed è la testimonianza di una fase artistica contemporanea all’esplosione del country rock della West Coast americana a metà degli anni Settanta. Oggi il disco è definitivamente disponibile, anche in streaming su Neil Young Archives, ed al suo interno - ai due suddetti singoli - trovano spazio alcuni pezzi che Young ha proposto dal vivo in passato, come “Mexico”, "Homefires", "Separate Ways", Little Wing” e “Kansas”.

“Homegrown” è la gemma inattesa che viene donata ai fans del rock all’alba dell’estate post-lockdown. Ecco la sua tracklist:

"Separate Ways" 
"Try" 
"Mexico" 
"Love Is A Rose"
"Homegrown" 
"Florida" 
"Kansas" 
"We Don't Smoke It No More" 
"White Line" (già uscita su "Ragged Glory" nel 1990)
"Vacancy" 
"Little Wing" (già uscita su "Hawks & Doves" nel 1980)
"Star of Bethlehem" (già uscita su "American Stars 'n' bars" nel 1975)

 

Le immagini utilizzate sono esclusivamente “for promo use only”, selezionate per noi da Rockol tra quelle messe a disposizione dei media da label e uffici stampa per utilizzo a corredo di articoli e notizie e/o immagini con licenza CC, come segnalato nei singoli casi.