“DONDA” – Kanye West

Ed alla fine il pluri-annunciato, pluri-rimandato e ormai famigerato “Donda” è uscito, debuttando su tutte le piattaforme di streaming e facendo parlare di sé anche dopo l’ascolto. 

Quanto segue è per chi ha voglia di ascoltare un disco lungo un’ora e 48 minuti: sono 27 brani che quasi quadruplicano il tempo dei tre lavori precedenti del rapper (in media circa 25 minuti ciascuno) che sono stati presentati nei tre listening show tenutisi ad Atlanta e a Chicago. Alcuni pezzi compaiono in versioni differenti, come si evince dalla tracklist in coda: conseguenza degli immancabili featuring e arrangiamenti.

Rispetto ai precedenti Ye e Jesus is King che davano quasi l'idea di instant record, qui si intuisce un profondo lavoro di scrittura e produzione, anche per l’elevato numero di collaboratori coinvolti. Dopo l’apertura con “Donda Chant”, in cui Syleena Johnson ripete per quasi un minuto il nome della sacra madre di Kanye West, dalla successiva “Jail” le cose si fanno subito serie con il tanto anticipato featuring di Jay-Z che rievoca il ritorno del Trono (il riferimento è al disco che incisero insieme nel 2011) e non risparmia critiche alle avventure del suo ex-sodale con il trumpismo (la parte 2 di “Jail” contiene invece l'intervento di DaBaby e Marilyn Manson…).

Se da un lato domina l'impressione che "Donda" sia quasi un non-disco perché sono labili quelle caratteristiche di unità, coerenza e uniformità che lasciano spazio a una raccolta di pezzi tratti dalla performing art teatrale di Kanye West negli stadi americani, dall’altro si stagliano alcuni episodi felicissimi che uniscono bene l'oggettivo talento del rapper-producer dei primi 5-6 dischi con la sua rinnovata vocazione evangelica e il gospel. “God Breathed” con il rapper Vory da Houston, oppure “Heaven and Hell” dove West riflette su Bezos, polizia, cultura moderna e religione nel suo insieme (“Conosci il Signore, il mio giubbotto antiproiettile”), mentre “Believe what I say” è Kanye in purezza, con il sample da applausi ("Doo Wop" di Lauren Hill), il tiro giusto e il classico spiazzamento di senso ("Non essere d'accordo con il messaggio / Non essere d'accordo con i metodi").

Non mancano ovviamente i riferimenti alla Santa Madre (in “Donda” e in altre tracce si sente anche la sua voce) e alla separazione con Kim Kardashian (nella già citata “Lord I need you” rappa "Sai che sarai sempre la mia reginetta del ballo preferita / Anche quando indossiamo scarpe da papà e jeans da mamma", ma anche "Comincio a sentirmi come se tu non fossi felice per me ultimamente, tesoro").

La conclusione? "Donda" contiene pezzi estremamente brillanti e consistenti in mezzo a tante altre tracce di livello medio-basso e lungaggini varie. Se da una parte valorizza (in “Hurricane”) la voce ultra pop di The Weeknd e l'ex parente star Travis Scott (sempre puntuale in "Praise God"), dall'altra il buon Kanye West si perde in tutto quei beat trap modaioli e abusi di autotune sempre meno funzionali con i vari Playboi Carti, Lil Yachty, Lil Durk, Pop Smoke che fungono da inutile riempimento in attesa della prossima traccia rilevante. 

E se Kanye ne facesse uscire una versione succinta, vecchio stile, con meno canzoni? In quel caso parleremmo forse di uno dei lavori più maturi di Kanye West.

TRACKLIST

01. Donda Chant (00:52)

02. Jail (04:57)

03. God Breathed (05:33)

04. Off The Grid (05:39)

05. Hurricane (04:03)

06. Praise God (03:46)

07. Jonah (03:15)

08. Ok Ok (03:24)

09. Junya (02:27)

10. Believe What I Say (04:02)

11. 24 (03:17)

12. Remote Control (03:18)

13. Moon (02:36)

14. Heaven and Hell (02:25)

15. Donda (02:08)

16. Keep My Spirit Alive (03:41)

17. Jesus Lord (08:58)

18. New Again (03:03)

19. Tell The Vision (01:44)

20. Lord I Need You (02:42)

21. Pure Souls (05:58)

22. Come to Life (05:10)

23. No Child Left Behind (02:58)

24. Jail pt 2 (04:57)

25. Ok Ok pt 2 (03:24)

26. Junya pt 2 (03:02)

27. Jesus Lord pt 2 (11:30)

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