Da Versailles a Parigi...

Un racconto su Maria Antonietta, il suo bambino, il pane e il burro

La grande strada che da Versailles porta a Parigi era invasa dalla folla. Una folla scura, cupa, immobile e silenziosa, che chiudeva la carrozza non in un abbraccio, ma in una lunga, continua minaccia. Raro, un grido rompeva il silenzio che accompagnava il Re e la Regina nel loro cammino verso la città. Il silenzio era concreto e ininterrotto anche all’interno della carrozza. Maria Antonietta ascoltava il rumore delle ruote, ritmico, quasi ipnotico, la testa bassa, a evitare di guardare i mostri che la fissavano fuori dal finestrino, a seguire un flusso di pensieri che la portava lontano, via di lì, magari verso la fuga. Ma i bambini sono bambini, anche quando le loro vicende scrivono la storia delle nazioni. E il suo bambino aveva fame. Il Delfino di Francia chiedeva del pane. Una lacrima solcò le guance della regina. Fuori ce n’era di pane, infilzato sulla cima delle baionette che facevano scorta al loro corteo, pane innalzato come un vessillo della Rivoluzione . Certo, non era il caso che lei, proprio lei, chiedesse un pezzo di pane a quegli uomini che tanto la odiavano. «Non abbiamo pane, bambino mio» disse Maria Antonietta in un sospiro. 

«Ma loro sì, non possiamo ordinare che ce ne diano?»

«No, non possiamo: loro, a Parigi, non ne hanno avuto per ben tre giorni»

Il piccolo sembrò capire e non chiese più nulla, ma in silenzio continuava a piangere. 

«Dormi – gli disse la regina – quando ti sveglierai saremo a casa e troverai da mangiare». Il bambino si rannicchiò vicino alla sorella e chiuse gli occhietti. Forse dormì, o forse no, ma rimase zitto per tutto il viaggio. Certo non fu piacevole, ma come tutti i viaggi a un certo punto finì. La famiglia reale arrivò al palazzo delle Tuileries. Ad accogliere il Re e la Regina non c’era un banchetto o una festa danzante, ma tutto era in ordine, e i servi fedeli avevano preparato la cena. La minestra era pronta sulla tavola imbandita, e ad essa sarebbero seguite altre portate. Ma il piccolo Delfino non ne volle sapere. «Pane, mamma, voglio pane».  Così, come qualsiasi mamma, Maria Antonietta prese un pane dalla tavola, lo tagliò a metà e lo spalmò con un generoso strato di burro fresco. Lo richiuse e lo porse al suo bimbo, che lo prese e lo mangiò, con gratitudine e con un gusto che forse non aveva mai provato prima. Scacciata la fame, arrivò il sonno: convinto di essere al sicuro, il piccolo Delfino si addormentò, le briciole del panino ancora sulle labbra che non avevano fatto in tempo ad aprirsi per la preghiera della sera e che la mamma salutò con un bacio.

 

Articolo a cura di Daniela Guaiti