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Buon anno ragazzi

Cosa ci permette di uscire dalla nostra incapacità di dire la verità per quella che è? Cosa succede quando non si riesce ad essere come si vorrebbe, quando, nonostante il talento, “le ambizioni si infrangono sulla granitica e spiazzante realtà?” È a queste domande che Buon anno, ragazzi prova a dare risposta. Giacomo, insegnante di filosofia, scrittore precario, compagno e padre ancora più precario, vorrebbe passare la notte di Capodanno da solo ma, a poco a poco, la tanto agognata solitudine lascia il posto ad un carosello di persone. L’ambiente domestico si riempie pian piano dei fantasmi della sua vita, costringendolo a riflettere su problemi e complicazioni che la solitudine porta appresso. Il tono è comico, perché l’amarezza è familiare, e il continuo inciampare del protagonista nel proprio passato rende esilarante questo racconto sulla difficoltà di gestire gli affetti, le complicazioni della vita, e le contraddizioni di una società; nel regno della frustrazione, di una disperazione ironica dove tutti non sono come vorrebbero essere, da un continuo scontro ognuno cerca infine di affrontare i propri mostri interiori. “Buon anno, ragazzi prova ad avvicinarci al baratro del linguaggio, dei pranzi di famiglia devastati dai rancori, a dare voce ai silenzio degli italiani che si ritrovano a Natale, a Pasqua, sotto lo stesso tetto, con lo stesso sangue, ma che spesso scorre accompagnato dall’amarezza, creata da anni di vita e di affetta, che hanno preferito il silenzio al confronto.
Ci sono dentro Scola, De Filippo, perché c’è ironia nell’offesa della madre a un figlio, c’è originalità nel dolore di chi prova a vivere facendo finta di nulla, rischiando di diventare esso stesso nulla.
La fortuna sarà tutta degli spettatori. Lo dico per un motivo semplice, che ci mette in contatto con gli albori della comicità” Francesco Brandi

Le date
dall'1 al 3 aprile Firenze, Teatro Niccolini
 

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