Ben Stiller, Bill Murray E Quel Capolavoro Da Riscoprire

Arrivò da noi come un fulmine a ciel sereno. Chissà in quanti saranno andati al cinema convinti di trovarsi di fronte a una commedia leggera, magari un po’ buffa e demenziale, attirati dai nomi di un Ben Stiller nel pieno della popolarità, Owen Wilson e Bill Murray. E invece nel 2002 Wes Anderson si presentò con I Tenenbaum, una tragicommedia epocale, che sarà presa poi a breve giro come termine di paragone per tutto il cinema indie americano lì a venire. Gli ingredienti? Una ricca famiglia disfunzionale, in cui i componenti non riescono mai ad affermarsi nei rispettivi ruoli e a raggiungere gli obiettivi; attori celebri nei panni di personaggi stilizzati, facilmente iconici attraverso vestiti e nevrosi.

Uno stile inedito, unico, immediatamente riconoscibile, che spiazza tutti coloro che credevano di vedere un’innocua pellicola di cassetta: perlopiù inquadrature fisse, una maniacale cura dei dettagli, tanti colori, tanti oggetti, una geometria estetica impressionante; un gusto del vintage funzionale e mai fine a se stesso, a partire da una colonna sonora nostalgica ma perfettamente in linea con la narrazione e gli umori della pellicola (John Lennon, Rolling Stones, Bob Dylan, Nick Drake, Nico). E soprattutto, quei due fattori umani che rendono davvero Wes Anderson un autore, e non soltanto un cosmetico: l’ironia e la malinconia.

Due sentimenti che permeano ogni singola cellula del film, e invadono l’anima di ogni personaggio: più di tutti, quella romanticamente egoista di Royal Tenenbaum, interpretato da un monumentale Gene Hackman che vuole recuperare il rapporto con i figli. In modo particolare, raggiungono vette di struggente comicità le scorribande pomeridiane di Royal insieme ai nipoti, figli dell’analista finanziario Chaz (Ben Stiller), all’insegna di bravate infantili: attraversare il semaforo con il rosso, oppure lanciare gavettoni d’acqua ai taxi in corsa. 
Ed è nell’eleganza formale di queste gag puerili che Wes Anderson sembra parlarci di qualcosa di grande, della transitorietà dell’esistenza, dell’inevitabilità del fallimento e nello stesso tempo della bellezza delle nostre fragilità. Rivisto anche anni dopo, I Tenenbaum diventa un manifesto della poetica “wesandersoniana”. Insomma, un capolavoro, sotto tutti gli aspetti, un film che ha influenzato cineasti di ogni parte del mondo, generando risultati raramente all’altezza dell’originale. «Ogni famiglia ha la sua pecora nera, in questa lo sono tutti». Fondamentale.

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